SU L’UMANO SENTIRE (Cap.3) Souvenir di Milano “Ho messo le tue scarpe”

Su l’Umano sentire (cap.3)
INSTALLAZIONE TEATRALE PER VIDEO E PAROLE
Un unico libro per più capitoli
Souvenir di Milano “Ho messo le tue scarpe”

“Ho messo le tue scarpesegue il percorso di indagine che Officina Orsi ha iniziato partendo dal tema della memoria (cap.1 Souvenir di Lugano. Ricordo di Lugano) e successivamente sulla mancanza (cap.2 Maneggiami con cura) e che sta portando la compagnia a compiere un viaggio per capitoli, in varie città, indagando sul sentire umano, sulle varie sfaccettature dell’anima.

La nostra ricerca intende indagare l’applicazione di nuove forme alla pratica del teatro partecipativo e si interroga su un’espressione artistica che possa includere spettatori e comunità. Teatro come laboratorio della collettività, microcosmo della nostra società, luogo di confronto del pubblico con sé stesso”.

La struttura e la forma di “Ho messo le tue scarpe”  segue una modalità di “messinscena” installativa per video e parole, e il contenuto mette a fuoco, ancora una volta, il “coro”, la moltitudine, che riunisce tutti in unica riflessione, dove ognuno può includere la propria voce o il proprio silenzio.

Tema portante del “racconto” di “Ho messo le tue scarpe”, parte dal desiderio della compagnia di mettersi nei panni dei loro testimoni e ridisegnare la memorie e le esperienze raccontate e legate al quartiere attraverso una narrazione riflessa.

Il racconto è affidato e stimolato dalle persone che gli artisti hanno incontrato e intervistato in questo terzo capitolo. Il ricordo, l’integrazione, la memoria e la mutazione del quartiere parla delle persone e della loro relazione con il luogo. L’attenzione è puntata sul microcosmo del quartiere della Conca del Naviglio .

E’ un’ indagine sull’eredità del racconto e sulla scelta del ricordo da trasmettere attraverso i frammenti mnemonici degli abitanti, delle persone che hanno attraversato o attraversano un luogo. Lo sguardo personale che ridisegna lo spazio attraverso una mappatura emotiva.

Dimenticare è un attentato alle radici, all’identità, dimenticare pregiudica il senso di comunità, la capacità di fare storia. Il passato scelto, nel racconto individuale ritorna ad essere presente e censura la morte.

Come per la conoscenza di una persona, il territorio della memoria sarà composto di indizi, ad ogni spettatore o abitante prendere quel che serve, e rielaborarlo, ad ognuno la capacità di fare la propria mappa attraverso il ricordo altrui ed integrarla con i propri.
La memoria storica necessita di prove, la memoria emotiva è interessata alla pratica della rievocazione, le immagini non sono necessariamente ‘fedeli’. Il ricordo, che è una facoltà creativa, non solo seleziona le esperienze, ma le reinventa, attingendo a delle immagini della memoria e allo stesso tempo ricostruendola in storie che si intersecano tra emozione e realtà

In “Ho messo le tue scarpe” il tempo dell’ascolto e il paragone con le proprie memorie passa attraverso delle figure, dei “personaggi” che a volte non conosciamo, ma che diventano la comunità allargata dello spettatore.

Note di regia
“Ho chiesto alle persone che hanno aderito al progetto di  raccontare di sé, – dice Rubidori Manshaft , di pescare nella memoria le connessioni che li legavano a questo luogo. Ho chiesto di portare fisicamente un loro ricordo, una lettera a loro cara, un feticcio, una memoria d’infanzia, un souvenir, la narrazione di un evento in relazione al quartiere. Ho chiesto di intonare una melodia, abbiamo parlato di nostalgia, di mancanze, delle proprie esperienze. Appigli sui quali ricreiamo le trame della nostre vite e Noi ve li consegniamo all’ascolto, in aggiunta alla nostra nuova esperienza e alla vostre storie “.

creazione: Officina Orsi
concetto e direzione: Rubidori Manshaft
collaborazione al progetto: Paola Tripoli
testi: Roberta Dori Puddu
riprese video: Fabio Cinicola
editing video Rubidori Manshaft
online video e audio: Fabio Cinicola
oggetti di scena : Officina Orsi CH
produzione: ­­Teatro i, Officina Orsi

coproduzioni: LuganoinScena, Fondazione La Residenza – Casa svizzera per soggiorno anziani, Malnate, FIT Festival Internazionale del Teatro e della scena contemporanea
con il sostegno: Pro Helvetia, Fondazione Svizzera per la cultura – Città di Lugano – Hernst Göhner Stiftung
ringraziamo per la collaborazione: Francesca Garolla